Allearsi alla Verità: il “significato” di uno strano destino…

di Loredana Filippi

(Madaat, II° numero, dicembre 2012)



Da sempre la Verità è stata boicottata, manipolata, surrogata… Da sempre, chi sinceramente si è disposto al suo servizio ha dovuto fare i conti con forze avverse che, talora incomprensibile fatali-tà, sorgevano a volte dal nulla ad ostacolare la strada: paradossalmente proprio chi, nella storia, ha “offerto” la propria vita al suo servizio, ha incontrato o si è scontrato con queste forze.
I Testimoni della Verità sono sempre stati disconosciuti nel loro tempo, smentiti, spudoratamente boicottati, finanche uccisi… Per lo più sono grandi anticipatori, profeti, con l’enigmatico e ingrato compito di parlare lingue sconosciute ad una umanità non - ancora - in grado di intendere… In-comprese Cassandre della storia, spesso esiliate nella penombra di un santuario tutto loro, non cercano il centro poiché non si fanno problemi della periferia e, soprattutto, sono esseri che si ri-velano nel futuro… e solo il tempo potrà rendere loro giustizia. Gesù stesso, del resto, ebbe ad af-fermare che le sue parole sarebbero state veramente comprese dopo molte e molte stagioni... Forse duemila anni?!?
Ma a cosa sarà dovuto questo strano destino di chi si allea alla Verità?!??


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Scienza e fede, medicina e religione… emisferi di uno stesso pianeta, di una stessa storia, fatta di dogmi, eresie, anatemi… Entrambe si sentono detentrici di un Sapere Unico, entrambe creano di-pendenze poiché il loro linguaggio insieme alla comprensione dei loro dogmi è destinato a pochi eletti, per cui la massa si deve “affidare” e, naturalmente, fidare… L’una, vede generazioni di fedeli dipendenti da una salvezza unicamente elargita dal (o, comunque, per mezzo del) potere ecclesiastico, l’altra di pazienti-bambini in attesa di “altra” salvezza - anch’essa rigorosamente “sentenziata” - mai veramente protagonisti ma ancora vittime, come ben dice Rahel, della propria salute o della propria malattia… Solo il benestare dei rispettivi alti vertici, potrà permettere alle falangi più evolute di superare la barriera della trasgressività, dell’eresia dunque… entro la quale restano per lo più intrappolate nel momento in cui sono percepite come pericolose e potenzialmente minanti gli assi portanti della “struttura”… Entrambe, dunque, si devono confrontare col problema dell’ “opposizione”… Opposizione che potrebbe neppure esistere se, al posto degli irriducibili assiomi, si ponesse il dialogo, la capacità di confronto, l’incontro… La non-paura, in definitiva, di perdere il tanto malinteso “potere”!
Non voglio ripetermi con cose che sicuramente altri, più esperti conoscitori della storia della scienza e della religione, avranno già espresso… Quel che mi preme, ora, è cercare di trovare un filo comune fra le cose, cercando di osservarle dall’alto, come le famose Linee di Nazca, incomprensibili geoglifi che solo pian piano che sali si rivelano alla comprensione pan-oramica… allo sguardo d’insieme, insomma… (gr. pan-orao)
Nulla di nuovo, purtroppo.
La paura, si sa, irrigidisce… Superbia e orgoglio impediscon di flettersi. E, quel ch’è peggio, l’una e l’altro assieme rendon dimentichi che, lo Spirito come la Verità, sono esseri di Assoluta Libertà. Più ci si allontana da questo più, anziché unire come i “Nuovi Tempi” comanderebbero, si “divide” e si crean barriere, più si osteggia e si perseguita.


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La Verità tuttavia continua ad esistere, pur nelle mille facce dei suoi eterni camuffamenti. Strano essere che, nel momento in cui ti illudi di avvicinarlo e forse toccarlo, quantomeno di possederlo, quasi ironicamente cambia faccia o addirittura svanisce e fugge dalle mani. Non sopporta di sentirsi catturata. Eppure essa non si rifiuta ma sempre offre se stessa, nella sua invisibile presenza. Quando dogmatizzata, essa muore… Se irrigidita dalla paura di perdersi non è quella vera, stiamo pur certi… E, cosa ancor più strana, quanto più realmente ti avvicini ad essa, ecco che… diventi invisibile pure tu! E forse questo è proprio ciò che la salvaguarda… che “ci” salvaguarda!
Forse perché “parente di Dio”, alla Verità - ed alle sue Sorelle, con le quali strettamente e necessariamente essa convive (la Verità non è MAI figlia unica) - piace giocare a nascondino. Le piace nascondersi e fuggire… A volte smentire se stessa, contorcendosi in insolubili e contraddittori garbugli. Una danza tra visibile e invisibile… tra nascere e morire… Ne è, in qualche modo, suo destino… e forse questo è, addirittura, una “necessità”…
Ma ricominciamo daccapo, poiché la storia è lunga e, per poterne scorgere anche solo in traspa-renza un timido barlume di lontana significanza, occorre portare il nostro sguardo a levarsi da un’immaginaria altura, che permetta di cogliere l’insieme delle cose, pur nel sacrificio necessario del particolare e della precisione…


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Ogni nostra scelta, del resto, comporta un sacrificio - lo sappiamo - ma, in questo contesto, esso è ancora più necessario in quanto il soggetto che lo deve compiere non siamo solo noi o la singola persona che, bontà sua, si dispone a legger queste righe… il vero sacrificio che l’“altura” di cui so-pra richiede è quello di una certa visione del mondo e delle cose, quella che per secoli ha caratte-rizzato la nostra civiltà, che addirittura l’ha costruita e le ha permesso di edificare una certa co-scienza… meglio, una certa - fondamentale e necessaria - “parte” di essa.
Nessuno negherebbe che ci troviamo in un tempo di frontiera, un tempo in cui al nuovo che sta sorgendo e che respiriamo ovunque nell’aria, il passo ancora non è stato ceduto dal vecchio che, con giusta causa, conduce irriducibile la sua battaglia per salvaguardare, illusoriamente, se stesso… E siccome la ruota gira e non sarà certo la paura dell’ignoto - che la nostra mente nutre - a fermarla… il nuovo arriverà.
Qualunque còsmos, o nuovo ordine delle cose, deve esser preceduto da un càos… C’è una legge di necessità che regola ogni mutamento, ogni trasformazione. Se una parte deve nascere, una deve morire… proprio come vediamo nella natura in questa stagione che, per rifiorir a primavera, deve ritirar se stessa nel buio e nella profondità… Tuttavia, il “lasciar morire ciò che deve morire” è, da sempre, una delle prove più dure… Lo è perché non contempliamo ancora con sufficiente chiarez-za la legge che sta sotto, che è legge di vita e non di morte…


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“All’inizio è il buio, all’inizio DEVE essere il Buio”, recitavan gli antichi filosofi. Del resto, è proprio il buio che qualifica la luce… Anzi, la luce HA BISOGNO del buio… se no, che luce sarebbe?
Proviamo a vederla così… il Buio la provoca, la pro-voca, la chiama dinanzi a sé! Che sia forse un suo prediletto éscamotage? Il Buio, nella sua pro-vocazione, EVOCA la Luce! Quasi che - e, nella realtà, “è” così! - già la contenga…
Per natura, gli occhi la cercano come il vegetale, crescendo, muove verso di essa; come il girasole che, costantemente, ad essa direziona la sua corolla. Eppure, se gettiamo precocemente luce sul germoglio… questo muore! Il gioco della vita è un gioco di equilibri, sottili, misteriosi, che chiedo-no rispetto. E’ gioco di DIALOGO, come qualunque vero “gioco”, e non di solipsismo… La fertilità, del resto, viene solo dalla collaborazione!
Dove c’è incontro e non-opposizione, c’è collaborazione, fertilità… Dove c’è irrigidimento, al con-trario, c’è fossilizzazione, c’è morte…
Così recita un antico proverbio zen: “un tempo, il prato era verde ed il cielo era blu. Poi il prato è divenuto blu ed il cielo verde. Ora il prato è verde ed il cielo è blu…” Insomma, nelle cose c’è dialogo, trasformazione continua… Nella Vita, c’è trasformazione… così come, nella Verità, c’è fluidità… In altre parole, disponibilità alla trasformazione!
Chi conosce la fisica saprebbe spiegare bene come Materia ed Energia fluiscono l’una nell’altra in una danza di eterna trasformazione, dall’invisibile al visibile, dal visibile all’invisibile… tanto che il “tutto” SEMBRA nascer dal nulla. Ma com’è possibile “nascer dal nulla”? E poi tutto al nulla ritorna o così, almeno, nell’apparenza!
“Sembra”… (seguo i pensieri che si susseguono per evocazione!) Questa è la parola “magica” che dobbiamo ben apprendere… L’apparenza delle cose… la loro illusorietà, la loro impermanenza! La non-oggettività…
“Ogni anno, quando scopro che febbraio è sensitivo e, per pudore, torbido…” chi conosce la bellis-sima lirica di Ungaretti? Ce la diede da commentare come tema il grande professor Salvatore Gu-glielmino al liceo, nei lontani anni 70… Ve la allego, più avanti… Rimane l’ambiguità, che il cosid-detto “reale” suscita…
Gli opposti, allora, sono poi così irriducibilmente opposti o funzionali l’uno all’altro?!? Dobbiamo deciderci a legittimarla questa benedetta ombra, sia essa la malattia, la “sfortuna”, la morte! Sia essa il nostro oppositore!!!


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Allora ipotizzo, abbastanza arditamente, una possibile teoria…
Chi, nella storia, si è messo al servizio di questo strano Essere - la Verità - di cui sopra, ha lavorato per preparare un terreno… Ha lavorato al buio, aprendosi la strada fra i rovi, ha lavorato senza chiedere, ha offerto il suo SACRIFICIO! (terribile parola perché ancora oscura e “mal” intesa) ed il suo ESEMPIO, soprattutto ai posteri destinato! Forse nella sua storia umana è capitato che cercas-se riconoscimento, magari non per sé ma in nome della verità di cui si percepiva portatore. Tutta-via, io credo, la Verità sapeva che occorreva si compisse un “sacrificio”, allo scopo di “rendere sa-cro”, appunto, l’oggetto che essa portava… Aspetta, arriverà il momento! Tuttavia offriti, anche se non sarai tu a vedere il frutto del tuo lavoro! (Anche se, per dire questo, bisogna essere in grado di ipotizzare un al-di-là del muro…)
Occorre che i tempi siano maturi. Non puoi forzare un fiore a fiorire o il mallo della noce ad aprir-si… Il mistero del “tempo giusto”, del filo sottile che divide un prima da un dopo… Saperlo cogliere, è arte. Saperlo riconoscere, è ciò cui dobbiamo addestrarci, rendendo aperte e libere le nostre orecchie, i nostri occhi interiori! E comunque, sempre, IL BUIO VIENE PRIMA DELLA LUCE! Esso è sua necessità; fratello e sposo, con essa eternamente dialogante. In realtà, io credo, ancora non ci è dato penetrare a fondo questo mistero…
Finirà così anche il tunnel di “questa lunga notte”, come dice Vecchioni nella sua bella canzone. Questo BUIO è “necessario”! FORSE, naturalmente.
Ma io voglio pensarla così…


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Negare un assioma, rivoluzionare un paradigma significa conquistare una nuova vetta ma, si sa, non tutti ci possono arrivare! E più procedi nello scalare la montagna, più il gruppo che ti accom-pagna si assottiglia… c’è chi non ce la fa più, chi si fa intimorire dall’altura o dallo sgretolarsi sotto i piedi della roccia che pareva da lontano tanto compatta, chi teme la notte che si avvicina. Oppure, semplicemente si arrende! Rischi così di ritrovarti solo… anzi, è alquanto probabile e fa parte del gioco! Occorre attraversare “la prova della solitudine”: vera “iniziazione” nel corso del Cammino…
Più sali, poi, e più le insidie che si manifestano sono sottili, subdole… Ma che conquista sarebbe al-trimenti?!? Il Grande Provocatore ha uno scopo preciso: quello di farci decidere ad ascendere la montagna!!!
Poiché credo che tutto abbia un “significato” (per lo più nascosto, o addirittura non sempre attin-gibile dal nostro livello di coscienza) mi piace considerare che, tutto ciò che ob-stat, sta-contro, ostacola e rende difficili le nostre esistenze, non solo sia portatore di un grande messaggio, ma addirittura rechi in sé le risorse e i potenziali che abbiamo bisogno di risvegliare, per il prosieguo del cammino…
E, poiché la storia dell’uomo è storia di crescita, di evoluzione, è storia di un divenire, ecco che Dio si fa OSTACOLO, impedimento, affinché l’Uomo si faccia Dio… anche se, a volte, si fa necessario “accettare di NON CAPIRE il senso della prova”.
Accettare di non capire… Uccidere l’orgoglio dell’ego - pur LEGITTIMANDOLO!! - la supremazia della ragione. Tuttavia, ben lungI dal disporsi con stupida passività nei confronti della vita, agire questa al “massimo della propria impeccabilità”, per dirla con Castaneda… Questo il vero abisso che l’Umano deve apprendere a saltare… Mi piace, quando dico ciò, ricordare l’immagine del “Sì” di Maria all’Angelo, quel sì pronunciato nel silenzio e… “senza sapere”!
Nella Medicina dei Significati questo è “legittimazione dell’ombra”, della difficoltà… “Mi sta sco-moda questa cosa, questa malattia, questo problema, mi ostacola!” Eppure - mi dico - c’è posto anche per lei... Allora invito il “problema” a presentarsi davanti a me, senza confinarlo nello zainetto pesante dietro la schiena… “Vieni qui, siediti sulla mia gamba - come direi ad un bambino piagnucolante, avvolgendo le sue spalle col mio braccio - TI ASCOLTO!”
Immediatamente esso si ridimensiona, si sente accolto e non giudicato! Lo LEGITTIMO insomma, pur senza giustificarlo… Come la madre che accoglie il figlio, “anche” assassino… Lo accoglie, lo ri-accoglie, lo legittima… ma non lo giustifica!
La Mente giudica, separa, fa entrare solo ciò “capisce”… Il Cuore invece Legittima, salta l’abisso… accoglie anche ciò che la mente rifiuta… E la Conoscenza del Cuore è la nuova meta del nostro cammino…
Qualcuno parla della “grande saggezza del serpente” che, se non avesse sospinto Eva a mordere la famosa mela, saremmo ancora tutti nel limbo dell’incoscienza… e l’Uomo rimarrebbe del tutto inconsapevole di sé. Una lex necessitatis che non giustifica ma LEGITTIMA, purtroppo, anche il buio più profondo…


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Tante storie bibliche parlano di questa LEGITTIMAZIONE: Sarah, come la maggior parte delle don-ne della Bibbia, fa l’esperienza della sterilità… La STERILITA’ biologica, apparente crudeltà della sorte, si rivela NECESSARIA a comprendere la realtà di un femminile esiliato da sé… La sterilità biologica diviene simbolo di quella ontologica di ogni essere umano che “non opera il ri-volgimento” verso la fonte… verso il suo vero Sé, il Nucleo del suo NOME.
Giona, il profeta che Dio spinge per tre giorni e tre notte nel ventre di un pesce, affinché inizi il suo vero cammino… incorporando la sua ombra… Gli viene dal suo Dio comandato di recarsi a Ninive, missione che egli reputa impossibile per cui, terrorizzato, si sottrae all’ordine divino e fugge nella direzione opposta… S’imbarca per Tarsis, in altre parole regredisce… Ma una tempesta lo getta fra le onde dell’oceano…
E l’“ombra”, la provvidenziale ombra del ricino che lo stesso Dio fa crescere accanto alla sua ca-panna per proteggere Giona dal sole e che, poi, quello stesso Dio distrugge, mandando un verme a divorarlo… Ombra, il cui rigenerante sollievo poi lo stesso Dio ritira, gli sottrae, proprio nel mo-mento in cui il sole è più forte… Poiché Giona, incapace di vivere la “verticalizzazione” cui era chiamato, si sarebbe “seduto”, all’Ombra di se stesso, e non avrebbe forse mai ripreso il cammino!
Egli dunque doveva cuocere… “cuocere al sole del proprio narcisismo e del suo intestardirsi a tro-vare rifugio, nella sua piccola, povera verità”1. Doveva cuocere sino ad arrivare ad invocare la morte… pur di esser liberato da quell’inferno… Solo allora il Signore stende la sua misericordia su di lui, non prima di averlo lasciato attraversar la “grande acqua” al fine di incontrare Ninive, la sua “città interiore”, altrimenti destinata alla distruzione! NIN (nun), pesce in ebraico, EWE il nome di Giona. Ninive, il “pesce di Giona”, la parte del suo inconscio che egli deve ancora integrare e verso cui Dio lo chiama a volgersi!
Quante volte invochiamo la morte per paura di dover morire… Dover morire, dinanzi a ciò “cui” stiamo per nascere… Nuove terre, nuovi stati di coscienza cui mai attingeremmo, se non “astuta-mente” pro-vocati!
E’ buona o cattiva, dunque, per Giona la sua “ombra”? L’invisibile saggezza del serpente, opera soprattutto dove i nostri occhi non sanno ancora giungere.
Strano destino dunque, anche quello dell’Ombra…
Cercando di penetrarne più a fondo il Significato, scopriamo che essa si identifica col male solo se le permettiamo di farsi preda di una forza estranea, alla quale conferiamo potenza. L’Ombra, in sé, è promessa di fecondità: è il non-ancora-luce…
Solo quando disinserito dal suo Archetipo, il “problema” diventa “male”… Per questo non va “giustificato”, assolutamente MAI, ma va Legittimato, compreso e soprattutto ASCOLTATO, nella sua invisibile significanza!


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E la malattia, non riveste forse anch’essa proprio questo ruolo?
Il boicottaggio supremo è quello dell’uomo che boicotta se stesso, inconsapevole del potere che egli stesso con la sua mente detiene… Insomma, tante e tante volte se la racconta… Sa costruire alibi incredibili, naturalmente di estrema intelligenza. In altre parole, scava la sua trappola e, alla fine, provvede a caderci dentro… E’ incredibile quanto questo sia vero…
Come le cosiddette "malattie", anche gli eventi che caratterizzano la nostra vita ci aiutano a "vedere" chi siamo e, soprattutto, il cammino che stiamo compiendo... Ce ne danno "segno", ci indicano la direzione che abbiamo intrapreso, permettendoci di comprendere se è opportuno modificare o correggere la rotta... Per questo dobbiamo imparare a decodificare il linguaggio della nostra anima... Tutto intorno a noi parla... ci parla per raccontarci chi siamo, dove stiamo andando. Tuttavia, così come non è possibile guardare il sole direttamente senza filtro alcuno, altrettanto abbiamo bisogno di "guardare" noi stessi e la nostra vita attraverso le lenti di ciò che ci accade, così come attraverso gli “altri” (per scoprire che, in realtà, il “tu” non esiste) anche nel quotidiano, anche le cose più semplici ma, non per questo, prive di "Significato"...
Uscire dalla condizione della “vittima” e attingere quella di protagonista della propria vita, così come della propria salute… ecco uno degli obiettivi che i Nuovi Tempi auspicano e propongono, basilare nella formazione del nuovo Paradigma.
Farsi Alleati della propria Verità, significa collaborare ad esso, col coraggio di “continuare il cam-mino”, soprattutto laddove esso si fa scomodo e inquietante… uscendo finalmente dalla condizione di vittima e tornando a “governare”, consapevolmente, la propria rotta…
Alleandoci alla Verità, alla nostra verità, possiamo dunque riconoscere quali sono i Dogmi che ci irrigidiscono, quali Eresie o, meglio, trasgressività, ci impediamo di legittimare…
Se li riconosciamo, non condanniamoli… avranno anch’essi un loro perché… piuttosto rendiamo lo-ro il riconoscimento di “utili pro-vocatori” chiedendoci, quando l’“ostacolo” si frappone al nostro cammino: dove (in quale luogo del corpo e dell’anima) sto irrigidendo me stesso? Dove mi sto are-nando in una inutile difesa, cosa sto testardamente “proteggendo”? Quale Verità mi opero per oc-cultare dinanzi a me stesso? Cosa non sono in grado di accettare, legittimando?
Già l’averli riconosciuti è inizio di guarigione… Sorridiamo allora, di questo strano destino…

Loredana Filippi


1 Annick de Souzenelle, Siamo divisi in due. Giona, il profeta che incorpora la sua ombra. Servitium Editore, Milano, 2010.

2 Febbraio, di G. Ungaretti