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La resurrezione dei morti

(o della Morte):


istruzioni per risorgere

(Madaat, Iv° numero, dicembre 2013)


Mi è stato proposto di riflettere sulla resurrezione… Sì, la resurrezione dei morti, quella di cui parlano le sacre scritture…
MAMMA MIA!! Tema assolutamente impervio, cosa potrei aggiungere in proposito? Oltretutto si dice che per parlare di qualcosa con cognizione ed efficacia è d’uopo aver sperimentato quanto si propone; ma… quanti di noi “potrebbero”, in merito a tale argomento?
Il pensiero razionale difficilmente può attingere al cuore del mistero. Non pretendo dunque di “relazionare un sapere”: il mio lavoro è quello di tessere relazioni, nessi fra cose lontane, creando in tal modo orizzonti nuovi che la consapevolezza ancora non ha riconosciuto. Per fare questo occorre metter da parte, per un momento, le esigenze che la ragione avanza, lasciando spazio alla “Parola” e alla sua capacità di entrare negli spazi più segreti dell’animo umano. Essa, insieme alla Poesia, suo aspetto creatore, sa vedere simultaneamente nella vita e nella morte, getta ponti fra abissi profondi e immote altezze, sa svelar nell’ombra la fonte della luce:


“Illusionista, cialtrone, burlone, dice la ragione. Poeta, dice il cuore, e l’anima si entusiasma”
- nota 1

Mi si perdoni dunque l’incedere nel discorso per immagini, ombre, miraggi che il pensiero - o la “Parola” - evoca; nuvole cangianti mosse dal vento o semplici sogni, che la mente proietta…

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Ci sono parole che vivono oggi esiliate dal linguaggio comune: si tratta per lo più di termini che immediatamente riportano ad un ambito religioso e, quindi, legato ad una sfera considerata personale, privata, spesso silenziosamente evitata… (rispettoso imbarazzo che porta la paura di entrare in terre troppo personali oppure conseguenza di una inusitata frequentazione di dette terre profonde?) Resurrezione è una di queste.
Eppure è parola la cui eco ha una portata straordinaria e viaggia alla velocità della luce attraversando la storia, le culture e le più antiche tradizioni. Non la pronunciamo quasi mai nel quotidiano: eppure il sole risorge tutti i giorni e la natura rinasce, a primavera, proprio come Demetra, che riempie di frutti e di fiori la terra, quando la figlia Kore ritorna dall’Ade in cui si era fatta sposa ed a cui torna, periodicamente, scomparendo ancora una volta non alla vita, ma alla vista e alla luce.
Antica quanto l’uomo, la speranza di una vita dopo la morte è presente da sempre in ogni cultura e in ogni tradizione; e persino nella nostra che ha posto nel materialismo le sue radici, semplicemente trasfigurata nel sogno idealistico di un corpo immortale o che sappia rigenerarsi all’infinito. E questo non è che l’ultimo traguardo - ovvio in una cultura materialistica - oppure non è che l’ultimo gradino, prima di una inversione di rotta.


Sponda estrema o estremità di un cammino, l’aggrapparsi con tutte le forze all’illusione di una possibile immanenza, o permanenza quanto più lunga possibile, nel guscio fisico, l’unico ad essere riconosciuto da una cultura che ha tranciato via, solo perché non si vede, l’altra metà della luna!
Eppure è come se la fisica moderna, nei suoi aspetti di frontiera, andasse avvicinandosi sempre più al mistero di una materia che “porta in grembo” la vita e che, di questa, “sembra” non essere che guscio o veicolo prescelto. Ma dove si pone il confine? Il corpo è veramente solo il veicolo della coscienza, dunque separabile da essa o sostituibile in alcune sue parti?
Guscio dell’essere, ma non semplice contenitore, io credo! Forse, “luogo-grembo” compenetrato dalla vita stessa che racchiude, intriso esso stesso della coscienza che porta in sé.
Eppure - mistero - separabile da essa?!? Può il corpo fisico essere “guscio ed essenza” al contempo? “Significante habitus”, che in ogni sua cellula “porta segno” (signum) o impronta dell’essenza che lo ha scelto come dimora?

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Quest’oggi al telegiornale hanno parlato di un medico che ha letteralmente costruito, partendo da cellule staminali, e poi impiantato, l’inesistente trachea ad una bimba di tre anni, nata e vissuta sinora senza quest’organo…
Le staminali… i “mattoni” del corpo fisico, cellule ancora prive di forma eppure pronte ad assumere quella più necessaria… Puro essere in-potenza, pronto a entrare in manifestazione! Strutture non formate (non-ancora formate), eppure in-formate… poiché portan nel nucleo l’informazione-vita! (Dobbiamo permanere nel paradosso, se vogliamo procedere)
Che sia il nostro corpo l’AVATAR di un inquilino che può migrare… proprio come nell’omonimo film, in cui realtà lontane alla fine si fondono, dimensioni diverse, ma entrambe intessute di vita e di realtà? Corpo, dunque, sede di una coscienza migrante.
Ma dove abita realmente l’essere? Se stiamo al film appena citato questo può anche scegliersi il corpo che preferisce. Forse. Si dice che oggi i film di fantascienza siano da considerarsi i nuovi veicoli di conoscenze esoteriche: ed effettivamente Avatar fa pensare… Una macchina ci permette di migrare da un corpo ad un altro, e questo avviene nel momento in cui “mi addormento” ad una realtà e, al contempo, mi risveglio ad un’altra. Ma non è la stessa cosa che le tradizioni esoteriche più antiche dicono che succede ad ognuno di noi, quando la notte si abbandona al sonno? La parte più sottile del nostro essere si allontana, per così dire, dal corpo fisico, abbandonando la coscienza diurna e viaggiando in una dimensione che fisica non è, ma è ad essa parallela.


Avatar è un termine molto antico, di origine sanscrita, che la lingua del web ha rubato e ha reso più o meno sinonimo di “immagine” (in internet Avatar è l’immagine - reale o di pura fantasia - che l’utente sceglie per rappresentare se stesso, la rappresentazione che di sé fornisce chi agisce in una realtà virtuale). Originariamente, significa INCARNAZIONE ed è utilizzato per indicare una divinità, incarnata in un corpo fisico.
Realtà e virtualità, dov’è il confine? L’avvento del ciberspazio ha reso la cosiddetta realtà virtuale in esso esperita uno dei molteplici sottomondi, o ordini di realtà, entro i quali l’individuo oggi si muove, percepisce, vive.
Cerco in internet l’etimo di virtuale, che in realtà è molto semplice ed avrei potuto arrivarci anche da sola… ma la ricerca è stata “non a caso” rivelante: “l'etimologia del termine virtuale deriva dal latino virtus con il significato di virtù, facoltà, potenza; la realtà virtuale è una entità che esiste in potenza e che risponde in un certo modo ad un progetto; è una realtà immaginata, desiderata, voluta e costruita, prodotta dagli individui e vissuta dagli individui stessi.”
Meraviglioso!! Una vera e propria lezione d’esoterismo, se vogliamo…
Un al-di-là e un al-di-qua, di una soglia che separa (o unisce…) mondi paralleli, di cui l’uno non è certo più reale dell’altro… Unica distinzione è l’essere-in-potenza e l’essere-in-manifestazione: ma non sono forse, proprio l’uomo e la sua vita, frutto di un “progetto”, di una visione che prima di essere reale o creata è stata immaginata… così come “voluta e costruita”? Da un dio lontano o, forse appunto,
“dagli individui stessi” che poi ne fruiranno vivendola???


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L’essere in-potenza… come polarità dell’essere?!? Il non-essere, dunque… La danza della materia, che è la danza fra Parusha e Prakriti; una danza dell’illusione, tra comparire e scomparire, quando la materia “sembra” emerger dal nulla per poi esser, nuovamente, dal nulla riassorbita… Polarità invisibile (energia), polarità visibile (materia): tutto è doppio, vera danza dell’illusione… E il “due” è sempre un’illusione, dice Steiner.
Luce e buio, TOV/RA nella lingua ebraica, non sono altro che “luce” e NON-ANCORA-LUCE… Già, proprio così: occorre


rimuovere l’idea che ciò che è luminoso tale invece non sia… -1

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Ma, ripeto, dove abita l’essere? Le tradizioni più antiche ci aiutano a dare una risposta alla nostra domanda. Io sono convinta che, più rivolgo lo sguardo all’“oriente”, all’origine o alle radici della storia dell’uomo, nelle lingue antiche ad esempio, più mi accorgo che “significante e significato” si avvicinano sino a coincidere.
LA PAROLA È MAESTRA DI VITA e, nel cuore della parola, son racchiusi i segreti più grandi. Meraviglia e stupore mi coglie ogni qualvolta penso a questo: nel cuore stesso della parola, lo spirito che la abita! Guscio ed essenza, dicevamo prima…
Nella tradizione cinese, ad esempio, si dice che lo spirito, SHEN, si radica nel sangue… e SHIN è il cuore, che contiene il sangue e che è, per sua natura “vuoto” (coppa vuota, si dice) proprio per poterlo contenere! In altre parole, il cuore-sangue - in realtà ogni cellula di questo nostro corpo - è UTERO dello spirito! (organo vivo, s’intende, non scatola morta). Il sangue, dunque, in-forma di vita (porta informazione) ogni organo ed ogni cellula e anche per questo, sempre come dice Rudolf Steiner, esso “è un succo molto peculiare”! (ma questa è un’altra storia…)


La lingua esprime la realtà non solo perché la “rappresenta” convenzionalmente: la cova in sé, la nutre direttamente nel suo grembo… “guscio ed essenza” al contempo… Ogni lettera è magica, è magia pura, nella FORMA, nel SUONO, nel SIGNIFICATO! E’ un “contenere” che diviene ciò che contiene… Quel che io nutro e in-formo, a sua volta mi nutre e mi in-forma…
Anche il globulo rosso, che è quasi il “concentrato della nostra essenza” poiché proviene dal midollo, dal cuore delle ossa (che a loro volta vivon nel cuore/profondità del corpo) è, in un certo senso, “vuoto” poiché privo del nucleo… (e anche le ossa lo sono, eheh..) Sì, certo! il globulo rosso, che è una delle nostre cellule più evolute, specializzate, ha sacrificato NIENTEMENO che il SUO CUORE per farsi portatore di vita, agganciando gli atomi di ossigeno e via dicendo!!
Nella lingua ebraica, nel “cuore” della parola carne (ba-s-ar) è la sacra lettera SHIN, che significa SPIRITO… Nel cuore, mi spiego? Nel cuore, nel centro, nel nucleo - che però è invisibile, nascosto, celato - è il mistero! Lì, abita l’essere. Nel cuore.
Ma il cuore di ogni cellula sta ovunque, sia che si tratti di una cellula cardiaca o cerebrale, dei piedi o della testa, che di una epidermica. QUINDI?!?
Meraviglia e stupore, ma in realtà GIOIA, poiché la vita non manca mai di riconfermarmi che siamo frutto di un progetto, di un DESIDERIO! Che ogni nostra vita, ricca e traboccante di senso, è stata pro-gettata (gettata avanti) e desiderata (de-sidera?!? Direttamente dalle stelle… - mi piace pensare a questa sollecitazione semantica e poi mi piace giocar con le parole…) E che, incessantemente, essa va sussurrando e “significando” non solo ciò che è, nel suo nucleo più profondo, il segreto che contiene, ma anche il “senso” e la direzione da percorrere per poterlo scoprire e rivelare!


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Dove eravamo rimasti? Ah, la resurrezione!!
Impossibilitato nel darsi una spiegazione, nel trovar plausibile “significato” all’inquietante, disarmante “scomparir dell’essere”, dinanzi all’evanescenza di una vita che più cerchi di afferrare più ti sfugge (ter conatus ibi collo dare brachia circum -2), l’uomo ha cercato dunque di porre la rassicurante continuità oltre la sfera del tempo e dello spazio reale. In altre parole, la morte concerne il corpo, l’anima è eterna ed immortale…


Morte?!? M-O-R-T-E… hmm… fatemi pensare un po’. Potrei a lungo giocar con questa parola, senza alcuna pretesa di correttezza glossologica…
M: in sanscrito, suono madre… OR: radice di Orior, sorgere… TAU: lettera che le due lingue della Bibbia, il greco e l’ebraico, hanno in comune e che si è caricata nel corso dei secoli di misteriosi significati… sigillo e firma di un personaggio come Francesco, santo per l’appunto… simbolo di vita nel medioevo, nonché di salvezza… Ultima lettera, nell’alfabeto ebraico, essa è fine, conclusione, compimento e, nel contempo, prima lettera di Torà, la Legge…


Non voglio aggiungere molto. Solo un paio di citazioni. Rudolf Steiner, che invitava a risorgere dallo spazio angusto dell’egoità (e della grande illusione nella quale essa ci precipita, che è l’illusione della separatezza) dicendo che “l’Io dell’uomo deve perdere se stesso per risorgere nell’Io universale” -3, oppure Aurobindo e Mère quando ci ricordavano che l’inizio della resurrezione è quando iniziamo a smascherare la vera impostura: la morte, mascherata da vita!
E infine le parole di James Hillman, grande maestro, il cui insegnamento è base e fondamento per la Medicina dei Significati ad approccio nonterapeutico: -4
“qui, l’unica vera morta, è la morte. Forse occorre resuscitarla!”


“Questo corpo è un’apparizione magica, è un’ombra senza carne né ossa, un miraggio che muta momento per momento, un sogno che la mente proietta; è un arcobaleno bello e vivido, ma senza sostanza; un ricordo, emozioni come nuvole cangianti mosse dal vento, capaci di disegnare ogni forma eppure evanescenti, come la luce del lampo”
(Thonban Hla, La leggenda di Selene CalloniWilliams)


1) Selene Calloni Williams, Thonban Hla, La leggenda.
2) ter conatus ibi collo dare brachia circum, ter frustra comprensa manus effugit imago, par levibus ventis volucrique simillima somno. Virgilio, Eneide, VI. Enea, recatosi nell’Ade alla ricerca del padre Anchise, per tre volte cerca di afferrare la sua ombra ma questa, vanamente abbracciata, per tre volte gli sfugge, simile a vento lieve e a fugace sonno.


3 ) R. Steiner, Il Calendario dell’anima.

4) MEDICINA DEI SIGNIFICATI, Dal Significato della malattia, al Senso della vita. Progetto per una Educazione all'Invisibile. Tecniche corporee, psicocorporee ed energetiche, di matrice orientale e occidentale, ad approccio immaginale e “nonterapeutico”. www.medicinadeisignificati.it