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<Rubrica Il Corso dell'Anno - Archivio Editoriali

 

1 maggio

BELTHANE e la Festa della Luce

Calendimaggio - May Day

L'ACCETTAZIONE dell'OPPOSTO apre al mistero della fertilità. Da questo passaggio solamente può scaturire vera moltiplicazione e abbondanza.


Come abbiamo visto all'inizio del nostro cammino legato al Corso dell'Anno, con l'autunno e la festività di Samhain (Ognissanti o Halloween) - in tutte le tradizioni e da un capo all'altro del globo dedicata alle celebrazioni per i defunti - incomincia la metà cosiddetta oscura dell'anno: le tenebre avanzano e la vita tutta inzia a ritirarsi gradualmente verso luoghi protetti, interni, nascosti. Nella natura, questo "ritiro nell'invisibile" dà luogo alla Grande Illusione, vera e propria trappola illusoria della morte che sembra avere il sopravvento sulla luce e sulla vita.

Tuttavia, "nulla muore, ma solo si nasconde": è la natura stessa, di cui anche il Corso dell'Anno è parte, a insegnarci questo; e lo fa con le forze della vita che a primavera ritornano impetuose, scomparse solo per rinnovarsi e rigenerarsi e sancire, con questo "ritorno", il rito della ciclicità con cui si esprime il cammino di ogni cosa che vive. Il ritmico alternarsi di buio e luce porta con sé l'eco profondo del ciclo vita-morte-vita, che non rimane più, così, amputato di un implicito quanto dimenticato "ritorno" alla polarità luminosa...

Ritmo e ciclicità, visione "circolare della vita" aprono da sempre ad nuova visione della stessa: una visione di speranza e di "significato" profondo dell'esistenza, che riconosce nel cammino il compiersi graduale di una evoluzione. Evoluzione che si manifesta proprio attraverso i "passaggi sorvegliati" dalla luce al buio e dal buio alla luce: il buio viene "integrato nel ciclo", acquisisce Significato e fornisce un Senso o "direzione" al cammino, non più cieco e in-significante. Significando, non incute più la paura del nulla.

Belthane e la nascita alla luce.

Far coincidere l'inizio del ciclo (capodanno) con l'inizio della stagione oscura (Samhain) significa sancire che "la vita inizia nel buio" e, quindi, che il buio è matrice di vita. Solo in un secondo tempo essa si manifesta alla luce. Ogni gestazione, del resto, avviene nell'oscurità...

Ecco allora delinearsi - nel Corso dell'Anno ma, in realtà, in qualunque progetto creativo, fosse anche l'idea di costruire una casa o di scrivere un libro - i due momenti fondamentali, che gli antichi definivano come le "due nascite" di ogni cosa: la prima è la "nascita al buio", nell'invisibile, dove l'esistenza "esteriore" si forma e matura lentamente, proprio come il "progetto nella mente del progettista" o, semplicemente, i nove mesi nel buio del grembo. La seconda è la "nascita alla luce", nel mondo manifesto, visibile, che porta appunto a manifestazione ciò che prima esisteva in un'altra realtà...

Samhain e Belthain, le due principali festività dell'antico mondo celtico, che rappresentavano reciprocamente l'inizio della stagione oscura e quello della stagione luminosa, non solo venivano a rappresentare le due grandi polarità del corso dell'anno ma assurgevano a simbolo dell'alternarsi di tutte le grandi polarità della vita, a cominciare da quelle del Buio e della Luce: grande danza cosmica nella quale si innestano tutti i fenomeni della crescita e dell'avvizzimento, della nascita e della morte, ma soprattutto del Ritorno che ogni manifestazione trova, proprio nel momento in cui incontra e, quindi, attraversa, il suo Opposto.

Bel, il Luminoso, è dio di luce e di fuoco. E il fuoco rappresenta, in questa festa, il calore della passione, generativo di vita. Si apre la metà luminosa dell'anno. I fuochi di Bel venivano accesi sulle colline per indicare il ritorno della vita e della fertilità. Simbolo del fuoco celeste, o del mistero del calore nascosto nel cuore di ogni creazione, si manifesta ad ogni passaggio ma, in particolare, in quello legato alla primavera, a sancire, come abbiamo detto, il confluire del buio nella sua controparte luminosa.

La Coniunctio Oppositorum o incontro degli opposti.

Nel Corso dell'Anno, siamo alla metà esatta del Cammino. Il principio luminoso, inseminatore, che nella precedente tappa dell'Equinozio aveva preso coscienza di sé e dell'Altro, suo opposto, e iniziato con questo un dialogo di conoscenza e integrazione, è pronto ora per congiungersi ad esso.

La Fortuna, intesa come Moltiplicazione ed Abbondanza (che si festeggerà col I° di agosto a Lughnasad o Festa del Raccolto), scaturirà da questo incontro unicamente quando si manifesterà Fertilità: quando cioè si rivelerà vera disponibilità all'incontro che, come abbiamo visto nella tappa precedente, implica la capacità di saper ritirare, almeno in parte, le forze dell'Ego per fare spazio all'Altro.

Tutte le unioni - biologiche e non - che non si basano su questo primordiale "sacrificio", non sortiranno autentica ricchezza, né moltiplicazione o abbondanza, ma solo l'illusione di essa. Il mondo, del resto, è pieno di "relazioni" in cui i personaggi che re-ligono sono presenti col corpo e non con l'anima e, per lo più, anche se riflesso nell'altro, l'Ego è quasi sempre il vero oggetto del loro amore... Questa "presenza dell'anima", l'esserci veramente con la propria interezza e non solo con la sua apparenza, richiede il sacrificio di una parte del Sè o, meglio, delle forze dell'Ego. Non dimentichiamo che l'uomo viene sulla terra proprio per imparare a diluirlo...

Il ritiro dell'Ego, o Kènosis divina...

"Ogni madre, come ogni mare e ogni marea, si ritira", sa ritirare se stessa... Il ritiro dell'Ego va letto, in senso ontologico, come l'abnegazione estrema della madre (ma anche di dio, "madre" della creazione intera: la cosiddetta kènosis divina) che è "restringimento", il ritiro o l'"autocontrazione" di colui che si fa nulla, affinchè l'altro sia. Non esisterebbe possibilità di lasciar vivere il figlio se la madre non tagliasse il cordone che l'ha nutrito, tanto che l'utero si farebbe tomba... Ogni cammino di iniziazione non è che allontanamento dalla placenta originaria, allontamento che, solo, permette l'autonomizzazione del nuovo soggetto nato alla vita... Tuttavia, la madre, pur ritirando se stessa, non scompare: essa sostiene il figlio da lontano e lo protegge. Così il divino, madre della creazione, si ritira nell'Invisibile per permettere alla coscienza neofita di mettere se stessa sulla strada del "ritorno" verso casa, o verso la fonte che lo ha generato. Ritorno, o compimento del Cammino...

Superare l'illusione della dualità (pur immersi nella polarità)

Come si è già detto più volte, l'esperienza del corso dell'Anno non è che il racconto della nascita e della crescita dell'Io, cioè della sua Consapevolezza: man mano che questo cresce, conoscendosi e ri-conoscendosi, apprende cose e comprende sempre più a fondo, a seconda dell'evoluzione che l'anima raggiunge, il mistero - solo apparentemente contraddittorio - dell'Unicità e dell'Unità di tutte le cose... Più la consapevolezza evolve, più l'Io vede se stesso individualizzato, cioè distinto (ma non separato) dal mondo che lo circonda: dagli altri, ma anche dalla stessa madre con la quale ha vissuto in simbiosi e persino dallo stesso dio che lo ha creato. Al contempo però, si riconosce simile a tutta la creazione, si vede riflesso nell'altro sino a non veder con esso più differenza... Riconosce che persino lo stesso dio-madre è in lui, è dentro di lui, che lui stesso "è" quel dio, che prima cercava al di fuori di sé...

Nel nostro mondo, che è il mondo della polarità, tutto si manifesta come diviso, come doppio, polare e, quindi, immerso nel conflitto. La trappola scatta però nel momento in cui "dimentico" che questa non è che una faccia della medaglia: dall'altra, tutto si fonde e si confonde, tornando ad essere Uno. Giorno e notte, buio e luce, uomo e donna, Tu ed Io: qui si cela uno degli insegnamenti più grandi, che negli antichi misteri rappresentava un passaggio importantissimo nel cammino; è il superamento della dualità, dell'illusione della dualità; la quale tuttavia esiste, e va riconosciuta, tanto all'esterno, nel mondo esteriore, quanto all'interno o nella mia interiorità...

Prender coscienza dell'Altro è, fondamentalmente, per l'IO in cammino verso la sua consapevolezza, prender coscienza dell'"altro-dentro-di-sè": è riconoscere, nel TU, non l'opposizione all'IO, bensì nuove realtà, nuove parti di me stesso, nuove terre e nuovi campi di coscienza. L'andare oltre se stessi per scoprire, nell'Altro, un nuovo me stesso.

L'Io diviene consapevole di Sè - dunque - non solo allorché si "differenzia" dal non-io, dall'Altro ma, soprattutto, nel momento in cui si riconosce in esso; quando cioè non vede più differenza tra la sua "felicità" e quella altrui...

E' l'inizio della consapevolezza di essere tutti un minuscolo ramo del Grande Albero, per cui nessun destino è del tutto separato da quello degli altri e più l'anima evolve nel suo cammino, più sarà in grado di leggere l'Interipendenza tra le cose, a livelli sempre più profondi e nascosti.

"Dio separa, ma non divide..."

Belthane dunque rappresenta un secondo inizio: lungo il cammino precedente, preparatorio, la scintilla di luce deposta nel buio a Samhain, o il seme spirituale germogliato a Imbolc e divenuto arbusto adulto ad Equinox, sviluppa gli organi destinati alla riproduzione e provvede a questa: varcata la soglia, la consapevolezza moltiplica se stessa e "feconda" attorno a sé. Non può non farlo: è legge naturale...

Dalla "nascita al buio" alla "nascita alla luce": il cammino precedente, finora compiutosi nell'ombra, ha preparato la manifestazione successiva, nella quale poi confluisce; l'uno diviene premessa all'altra: il buio si fa premessa, ma anche pro-messa, di luce...

Insomma, ogni opposto trova l'occasione di realizzare se stesso attraverso l'incontro e l'unione col suo contrario. Ed è proprio questa "unione" o, meglio, questa ri-unione, che genera o ripristina l'interezza. Nel primo versetto della Genesi, dio separa, ma non divide la luce dalle tenebre, come l'uomo dalla donna, le acque superiori dalle acque inferiori: l'uomo che guarda "dall'alto" vede la separazione e la distinzione; l'uomo che guarda "dal basso" vede il taglio, la divisione e la separatezza. Rimasto solo su questo "in basso", perduto il ricordo dell'unità iniziale, l'uomo urta contro il non-senso della vita... (Annike di Souzenelle)

V° tappa del Cammino: l'Aquila e il Serpente si incontrano

Ma cos'è l'Unione dei Contrari? Gli antichi la chiamavano anche EN-ANTIO-DROMIA, cioè la "corsa nell'opposto", il saper correre o camminare, stretti a braccetto, non con l'"amico" ma con l'opposto di sè.

E' UNIONE SACRA (o sacra coniunctio) perché in essa l'uomo incontra dio; è porta che apre all'Io Cosciente l'accesso all'Inconscio: l'aquila e il serpente (cosienza luminosa che vola verso il cielo e forze dell'instinto inconsapevole che strisciano sul ventre della terra e che agiscono se stesse muovendosi nell'invisibile) rompono finalmente il duro guscio dell'uovo nel quale ciascuno dormiva, isolato. Ignari fin'ora l'uno dell'altra, aquila e serpente iniziano il viaggio che li porterà ad incontrarsi; viaggio che culminerà allorché le terre oscure dell'inconscio saranno illuminate, cioè comprese ma non negate, dalla ragione ed intrecceranno con essa un nuovo rapporto, non più basato sulla forza che spinge al reciproco soffocamento, ma sul desiderio di generare il frutto che viene dalla conoscenza e dall'integrazione. E' il processo che gli antichi alchimisti identificavano con la cosiddetta solificatio o"illuminazione", raggiungimento di una profonda conoscenza del Sè.

Iniza la fase coagula dell'Opera in cui, dal solve iniziale, si passa da uno stadio preparatorio (fase al nero, Samhain e Yule) ad uno di purificazione (fase al bianco, caratteristica di Imbolc ed Equinox), ad una fase attiva di realizzazione e nuova costruzione (rubedo o fase al rosso), basata sulla consapevolezza del sé. La fase all'oro coronerà infine l'Opera o il cammino.

Il "dono" di Belthane è dunque, a livello psichico, quello di aprire la via alla conoscenza "razionale" dei meccanismi che regolano la nostra parte più inconscia ed istintiva. Oggi, si direbbe che la ragione illumina l'inconscio; un tempo, che il sole della ragione porta luce sulle tenebre dell'inconsapevolezza, come dell'ignoranza e della superstizione. Il simbolismo, in realtà, abbraccia tutta la gamma degli opposti "enantiodromici".

Gli antichi raffriguravano tutto questo in vario modo, in particolare con la coniunctio di Re e Regina (Sole e Luna), cioè non solo del maschile e del femminile, ma anche del Cielo con la Terra; in altre parole di tutte le contraddizioni che ci costituiscono; uninione di "ciò che sta in alto con ciò che sta in basso", o con il simbolo del Serpente domato, che non sbarra più il cammino a chi vuol entrare nel Giardino dei Filosofi. Ogni saggio, come ogni eroe di ogni mito, prima di giungere alla Conoscenza, deve vincere il proprio Drago o Serpente (liberazione dalla doppia schiavitù), che gli ostacola il Cammino. E' l'ingresso nei Giardini Sorvegliati, meta di ogni percorso iniziatico. (Silvio Bonini)

Il "passaggio sorvegliato".

Nella scala del loto, questo passaggio evolutivo corrisponde alla via che porta alla formazione del 5° chakra (vishudda). Belthane, 5° festival dall'Anno, inaugura la fase attiva dell'Opera (fase coagula). Nello schema del corpo umano, questa regione, che corrisponde al "collo", apre la porta verso la "grande liberazione": è terra di confine fra mondo divino e mondo umano, per questo, appunto, luogo custodito da spaventosi Guardiani. Ma, per varcare tale soglia, occorre trasformare se stessi e, soprattutto, il proprio pensiero (metanoèite!, cambiate pensiero! diceva Giovanni il Battista quando immergeva nell'acqua le teste degli iniziandi).

Punto di contatto tra Consapevolezza e Inconscio, toglie i veli con cui quest'ultimo si è sinora protetto: il fior di loto dai sedici petali (Rudolf Steiner) risveglia se stesso, portando consapevolezza maggiore nel vedere, in modo profondo, dentro se stessi e negli altri. Tale visione cioè, non è più un atto istintivo, ma viene supportata da conoscenze razionali e, soprattutto, dalla capacità di riconoscere il vero dal falso, la verità dalla semplice opinione. Capire come procede il modo di ragionare della persona che ci sta di fronte, riconoscere i suoi schemi mentali principali e farli nostri, per una comunicazione sempre più autentica e profonda. Per ri-conoscere noi stessi, in realtà, attraverso l'altro e il mondo esterno a noi. Ogni ciclo dell'anno che passa ci ricorda queste tappe, potenzialmente inscritte in ogni cammino, e ci invita a riflettere su di esse.

 

Abbondanza e moltiplicazione: la fertilità interiore come premessa al raggiungimento degli "obiettivi materiali" della vita.

La coniunctio oppositorum, intesa come disponibilità a mettere in discussione le proprie convinzioni interiori, rendendoci "fertili" in quanto aperti a nuove visioni, sarà allora portatrice di frutti che moltiplicheranno il raccolto. Belthane diverrà simbolo di realizzazione della fertilità: ma, si badi bene, non solo di fertilità interiore bensì anche esteriore, la quale troverà, nella prima, la sua condizione indispensabile per manifestarsi. Non il contrario, come si crede comunemente...

Rendersi fertili interiormente serve dunque per propiziare, a tutti i livelli, moltiplicazione e abbondanza. Dalle trasformazioni spirituali, comportamentali e di consapevolezza, nascono le premesse per realizzare, insieme, anche quelle materiali, indispensabili per sostenere il cammino.

 

Loredana Filippi

lunedì, 27 aprile 2009

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Archivio editoriali

Chi riconosce nella vita il compiersi di un cammino di evoluzione, conosce l'importanza dell'armonizzarsi con i ritmi della natura; in essi potrà anzi leggere, come in un libro aperto, la strada e le indicazioni per i passi successivi del suo cammino.

Belthane è il momento della semina, intesa come "apertura al principio luminoso inseminatore": numerosissimi sono i riti della fertilità e le celebrazioni relative alla mistica dell'unione sessuale e del concepimento.

Venivano eretti i cosiddetti "pali di maggio", di chiara simbologia fallica, attorno ai quali la gioventù danzava. Le giovani coppie davano poi alla luce i cosiddetti "figli di maggio". Per queste caratteristiche Belthane fu particolarmente demonizzata dalla fobia sessuale della cristianizzazione.

Coniunctio sive coitus - De alchimia opusula complura veterum philosophoprum

Rosarium Philosophorum - Basilio Valentino - Frankfurt 1550


Belthane, 5 ° tappa = V chakra, collo/gola, relazione-comunicazione, incontro/fusione degli opposti, riconoscimento del Sè nell'Altro (Interdipendenza)


Le 8 tappe del Cammino:

Samhain: soddisfazione della Fame (beni primari)

Yule: soddisfazione del "desiderio"

Imbolc: purificazione

Equinozio: amore (festival dell'"apertura mentale")

Belthane: unione degli opposti

Litha: frutto

Lughnasad: raccolto

San Michele Superno: sintesi.

(per le tappe precedenti, vedi Archivio editoriali)


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'Aquila e il Serpente, ovvero la coscienza e l'inconscio, all'inizio sono separati, senza possibilità di comunicazione, posti tra le colonne Jachin e Bohas dell'Albero della Vita, ovvero del Tempio della Scienza di Salomone. Compito dell'Arte esoterica è di rendere fluide le due essenze, in modo da purificare l'inconscio e rendere possibile la conoscenza del Sé completo.

(Dagli appunti sull'"Anno Magico del Prof. Fulvio Bonini)

 

 

 

 

 

 

 

 

Alla fase solve segue la fase coagula.

Vale a dire: raggiunta la consapevolezza delle proprie parti oscure, della propria "ombra", si procede col "dissolverne" gli schemi comportamentali negativi che ne erano a fondamento ed a sostituirli con nuovi, illuminati dal nuovo stato di consapevolezza raggiunto.

Coagulare significa lavorare alla "fase costruttiva" dell'Opera, fase generatrice del "Frutto" (la pietra filosofale o il Sè consapevole).

 


Le fasi alchemiche dell'Opera:

Nigredo o Fase al nero: Samhain e Yule

Albedo o Fase al Bianco: Imbolc e Equinox

Rubedo o Fase al rosso: Belthain e Litha

Auredo o Fase all'oro: Lughnasad e Michael Superno


 

Per l'elaborazione del presente materiale si ringrazia il Professor Fulvio Bonini ed il suo fondamentale lavoro di comunicazione e di ricerca. Alla sua memoria pertanto, oltre che nella funzione di proseguirne l'Intento, è dedicato questo aspetto del nostro sito.