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<Rubrica Il Corso dell'Anno - Archivio Editoriali

1°agosto

Festa del Raccolto

Lughnasad, Lammas, Feriae Augustus

e tutte le feste europee del grano e del raccolto

 

A cavallo tra due mondi, quello della luce e quello delle tenebre, Lughnasad è tempo di gioia e di vacanze, ma anche momento di riflessione e di "semina" per il futuro.

La morte del fiore e la nascita del Frutto è ciò che permette al seme di continuare la sua strada...

 


L'inizio del compimento

Quando le messi si fanno d'oro e d'oro è l'aria che sopra di esse rovente aleggia, si avverte che qualcosa è in attesa, si è come fermato per aspettare che un-non-so-chè si compia e possa, così, permettere di procedere nel cammino. Nell'immobilità della canicola, l'iniziato assapora, con tranquillità, il premio del proprio operato. La luminosà è tale che più non potrebbe risplendere, né nel calore né nella luce. Occorre fermarsi, occorre attendere.

Col tempo del solstizio estivo, nel periodo di San Giovanni, l'espiro della terra è al massimo della sua pienezza: essa ha letteralmente "buttato fuori" tutta la sua fertilità e la sua forza; ora segue una pausa, una sorta di apnea cosmica che precede la fase successiva della sua grande respirazione. La terra si prepara ad "inspirare" richiamando, all'interno di sé, il suo spirito e la sua anima, "corpi sottili" che hanno "viaggiato" negli spazi cosmici per poter apprendere da essi, imparare cose nuove - proprio come accade nell'occasione di un importante viaggio - sentimenti ed esperienze che durante l'inverno, ritirata in sé, avrà occasione di elaborare.

In questo periodo infatti, anche la crescita del mondo vegetale si è fermata: esso ha dato tutto di sè ed ora necessita tempo, per permettere al raccolto di maturare. Il verde ubertoso del paesaggio cede man mano il posto al biondo dorato delle messi, come prosciugato e disseccato dal forte calore solare; le foglie di molte piante, smorzando la brillantezza del loro verde, si fanno paglierine e più sottili mentre le bacche, scrigno dei loro semi, ingrossano e si preparano ad aprirsi ai loro segreti.

E' il momento in cui le fatiche della natura, come quelle dell'uomo, trovano finalmente la quiete auspicata, che va a coronare il compimento di un ciclo, parallelo a quello agrario del raccolto. E' il momento in cui, con la natura, generante e generosa della sua stessa fertilità, raccogliamo e godiamo i frutti delle nostre fatiche. Tempo di gioia e di vacanza, pausa necessaria, indispensabile per ricominciare.

Lo Spirito del Grano

La festa del Raccolto celebra il momento più importante dell'anno agrario e molte sono le tradizioni legate ad essa. La mitologia antica ed il folklore europeo raccontano dello Spirito del Grano, custodito nell'ultimo vecchio covone, che moriva, al momento del raccolto, per poi rinascere nella Fanciulla del Grano, spesso simboleggiata da una bambola rituale costruita con le spighe del grano "vecchio" e portatrice di un preciso messaggio: il chicco di grano "muore" per rinascere come nuova spiga o, addirittua, come pane, indispensabile per sfamare le genti.

Ma non era solo una storia di raccolti e di vegetazione, quella che raccontavano gli antichi miti: era una storia di morte e resurrezione, che coinvolgeva tutti i regni della natura, compreso quello umano...

Sulla scia degli antichi misteri iniziatici eleusini, legati al mito di Demetra e Persefone, la morte poteva essere ridisegnata quale momento di passaggio verso una nuova esistenza: come Persefone, anzi come la Natura, anche l'uomo poteva aspirare a ritornare dal regno invisibile delle tenebre, dove non sarebbe morto ma piuttosto avrebbe agito una trasformazione. Proserpina si muta in Persefone: diviene " donna iniziata" che ha trasformato se stessa; che ha, in certo qual modo, permesso alle "tenebre" di far maturare il germe che portava con sé, scrigno della sua essenza, nello stesso modo in cui il sole indorava le spieghe di quel grano che la madre proteggeva. Ed è nel regno delle tenebre che Proserpina incontra Ade, il dio suo sposo, dio "gentile" dai capelli color della cenere, il quale non la costringerà accanto a sè ma le permetterà di ritornare, periodicamente, nel mondo "di sopra" dal quale veniva.

Persefone-Kore, la fanciulla che danza, inaugura l'eterno avvicendarsi della luce e delle tenebre, la "danza della vita" nelle terre in cui tutto torna, tutto si ripete, nelle quali la nascita non è un inizio, e la morte non è una fine... Lei stessa sarà come il chicco, che solo se viene sepolto sotto terra può rinascere e germogliare. Con lei, le tenebre divengono luogo di luce, necessario alla crescita...

 

La Fase all'Oro e l'Interezza raggiunta

Forse dal latino lux, Lugh è dio del Fuoco, più tarda e sofisticata versione di Bel-Beli-Balor che regna su Belthane. Questa è festa di origini pastorali; Lughnasad è più agraria.

In entrambe si celebra un matrimonio sacro, ma diverso è il grado della consapevolezza raggiunta. Belthane celebra i cosiddetti "matrimoni nei boschi di maggio", celebra la necessità del biologico di riprodursi per progredire la specie. Lughansad celebra le Nozze del Sole e della Luna, l'Opera che si completa, l'Io che acquista la sua Interezza Consapevole. Si entra nella "fase all'Oro". Si celebrano i prodromi del compimento che avverrà a settembre con San Michele e la conclusione del ciclo. Il "frutto d'argento" pre-agisce il "pomo d'oro", o pietra dei filosofi, che compirà l'Opera. Imparando a conoscere se stesso, ciascuno potrà trasformare in Oro ogni aspetto della propria vita.

Il tema del sacrificio

Ma poiché ogni nascita è preceduta da una morte, le nozze rituali di Lugh rappresentano un accoppiamento sacrificale e un primo sentore di decadimento e morte aleggia in questa "prima festa d'autunno".

Il re sacro veniva ritualmente ucciso ed il nuovo re sposava la Dea Madre: Lugh moriva e rinasceva in accoppiamento con la Dea, riunendo la fertilità umana a quella della terra. Come Persefone, come il grano, Lugh si fa dio di morte e rinascita: si sacrifica per risorgere sotto nuova forma e per "saziare una fame"... Una forza sacra, dunque, s'incarna nel "vecchio" che muore; la stessa che rinasce nel germoglio.

Compiuto il suo ciclo, il seme torna alla terra, "deve tornare" alla terra, per compiere se stesso. Come lo Spirito del Grano, il Frutto d'oro si farà polvere di proiezione; come Persefone, riporterà fiori e frutti sulla Terra: Horus, figlio di Iside e di Osiride, è l'Oro Filosofale che dona l'immortalità. E' il maschile che si è ricongiunto col femminile non tanto nel mondo del biologico, dove è destinato a vivere una necessaria limitazione, ma in quello invisibile della Consapevolezza, che ritrova così la sua originaria interezza. E' negli Inferi che Persefone incontra e si unisce al suo sposo, come è nell'Invisibile che si compie il "matrimonio sacro" che ridona unità alla separatezza. Unire-dentro, all'interno di ognuno di noi, le polarità che ci costituiscono, ri-conoscendole ed agendole non nello scontro ma in un auspicabile e fertile incontro. Signifca superare le contraddizioni, altrimenti inconciliabili, aprendo la strada ad una "terza possibilità", per sua natura invisibile (anticamente si diceva: tertium non datur), quanto legittimante e pacificante.

Suaviter, cum magno ingegno...

Scrive Ermete Trismegisto, o "tre volte grande", nella sua Tavola Smeraldina: "Pater eius est Sol, mater est Luna; Terra eius nutrix", suo padre è il sole, sua madre la luna; la Terra è sua nutrice. Horus, cioé "oro", è il figlio: non c'è "metallo" più prezioso...

Quest'Oro, spiega Ermete, si forma nelle viscere della Terra, nelle profondità dello spirito: si forma nel buio e nel silenzio...

Nel buio e nel silenzio matura il seme e Kore diviene Preserpina, vero volto di sé...

E, come la tradizione popolare cerca di preservare lo spirito del grano, ovvero di isolare in esso quella "forza vitale" che assicurerà in futuro il nuovo raccolto, così dovrà fare l'iniziato: "separabis terra ab igne, subtile ab spisso; suaviter, cum magno ingegno..." separerai la terra dal fuoco, il sottile dallo spesso, il raffinato dal grezzo e lo farai con leggerezza soave, pur consapevole di operare con "Grande Ingegno"...

In altre parole: dovrai estrarre dal tuo spirito la parte di esso più elevata, il "principio igneo", in grado di generar "fuoco", cioè "vita". Questo sarà il "Frutto più prezioso della tua Opera", la quint'essenza della tua stessa vita, l'unica cosa che porterai con te dopo la morte, e che dovrai ri-seminare di nuovo nella "tua terra", affinché sia nuovo "punto di partenza" da cui proseguire il Cammino.

Così il seme compie se stesso e dà "senso e Signficato" al suo lungo viaggio. Ma ciò che, ad un certo livello, è conquista e perfezione, non è che l'inizio, o germe, del livello successivo.

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L.F.