Il mistero del Tempo


“(…) chi dice il tempo passa, scorre, trascorre, fugge, ha in mente un tempo diverso rispetto a chi usa modi di dire nei quali il tempo è rappresentato da una nota e parla perciò di cicli e di ricorsi (…) è molto diverso se percepiamo l’uno o l’altro, a quale dei due prestiamo ascolto (…) Il tempo che ritorna è un tempo che dona e restituisce. Le ore sono ore dispensatrici. Sono anche diverse l’una dall’altra perché ci sono le ore di tutti i giorni e le ore di festa. Ci sono albe e tramonti, basse e alte maree, costellazioni e culminazioni. Il tempo progressivo invece, non viene misurato in cicli e moti circolari, ma su una scala graduata: è un tempo uniforme. Qui i contenuti passano in secondo piano”.

 E. Junger, Il libro dell’orologio a polvere, Adelphi, Milano, 1994


La duplice corrente del tempo e l'Arcangelo Michele

Dott. Leonelli, festa di San Michele, 4 ottobre 2000, Milano.

"(...) La storia umana non è comprensibile se non si comprende il mistero del tempo. Il tempo non scorre solo come il calendario e la lancetta dell'orologio, il tempo scorre anche dal futuro verso il passato. E l'Arcangelo Michele è lo spirito di questa nostra epoca, potremmo dire che è colui che porta questa fondamentale rivelazione. Solo se ci facciamo una chiara coscienza che il tempo è dato da due correnti che si muovono una in direzione opposta all'altra, riusciamo a comprendere la realtà spirituale dell'uomo. Potremmo dire che, proprio questa freccia del tempo che dal futuro va verso il passato, è la freccia più difficile da comprendere, da accettare. Ma in questa freccia sta precisamente il gesto dell'Arcangelo Michele. Il gesto cioè di un essere che, come dire, non si rivolge al passato, non vuole che il passato venga annullato, dimenticato indebitamente, ma che appunto, aiutantdo l'uomo a comprendere questa duplice corrente del tempo, gli chiede di accettare un'esperienza che ci inquieta e l'esperienza che ci inquieta è: sì, io mi trovo, trovo me stesso, se penso che domani mattina mi alzerò, farò, dirò... se, tornando indietro penso che sono nato, ho lavorato, studiato, vissuto ma, se guardo avanti, c'è qualcosa che mi inquieta, che preferisco non vedere perché so che il futuro contiene il silenzio delle mie parole, il silenzio di questo evento, l'annullamento; nel futuro ci viene incontro la morte ed è questo che paralizza l'uomo davanti al tempo. L'uomo non riesce a salire, potremmo dire così, sulla corrente del tempo che dal futuro viene in avanti perché l'angoscia, la paura della morte lo paralizza e allor si attacca, si abbraccia con tutte le sue forze alla sola corrente del tempo che egli conosce. Questa angoscia è il fondamento della sofferenza umana. L'uomo vive nella paura, non solo la morte, ma il senso, il significato, la promessa, la speranza, allora non ti identifichi più con un corpo che dentro di sé sembra solo viaggiare su una delle due frecce, ma scopri che un'altre freccia opera fin dentro il tuo corpo.

Rudolf Steiner esprime queste cose in altre parole, ci dice: un motto potrebbe riassumere la festa di Pasqua: "Egli è messo nel sepolcro, Egli è risorto". E, polare a questa festa di Pasqua c'è la festa di San Michele e c'è un altro motto: "Egli è risorto. Quindi, si può tranquillamente entrare nel sepolcro". (...) Se riusciamo a vedere quello che dal futuro ci viene incontro, allora possiamo capire che questa coscienza che la tomba ci aspetta - come ci aspetta di acquisire la capacità di entrarvi senza paura - questo è ciò che dà senso alla nostra vita. (...)

Allora vuol dire che il senso viene di là, dall'altra freccia. La volontà è una volontà che lancia, come dire, il suo giavellotto oltre la morte, perché la morte toglierebbe senso con le sue cesoie.

(...) Nei tempi antichi non c'era la coscienza che il tempo ha una freccia che va da sinistra a destra, c'era la coscienza ciclica del tempo. In questa idea della ciclicità viveva, silente e addormentata, l'altra feccia, la corrente opposta. (...) ...il tempo non è rettilineo, in una direzione e non è nemmeno ciclico, ma ha due direzioni: nasce dalla coscienza che la morte è presente nella vita, in ogni suo momento... (...)

E, naturalmente (nota del redattore) è vero anche il contrario: che la vita è presente nella morte, in ogni suo momento...