Guardare alla vita con un senso nuovo Castel del Monte (Ba)


Comprendere i meccanismi che generano la malattia, non quelli biologici responsabili dell'alterazione organica, ma quelli più profondi, psicologici ed energetici, è il passaggio fondamentale verso la salute.


La continua ricerca di nuove forme di terapia, da quelle più tipicamente scientifiche e aggressive a quelle naturali e non invasive, non è sufficiente a promuovere una vera guarigione se non si affianca ad essa un cammino molto più personale di consapevolezza e di ricerca delle vere origini dello squilibrio.

La visione olistica della realtà prevede infatti che ogni manifestazione dell'esistenza faccia parte di un tutto, un olos organico e coerente. Un organismo cosmico superiore alle singole realtà, nel cui ambito ogni forma di espressione riecheggia e fa trasparire, in ogni momento, l'ordito o la trama che la sorregge.

In questo Universo, ogni cosa cammina in una precisa direzione, l'unus versus verso cui ogni forma muove, una meta che, al di là di ogni meta, precede e accomuna tutto ciò che trova in esso la sua manifestazione. Ogni cosa trova in questo un senso: non solo una direzione ma anche un significato.

Ma poiché questa meta comune è situata in realtà metà - odòs, ovvero "oltre la strada", all'essere umano, per sua natura e per suo destino, non è data la possibilità di coglierne o intuirne il traguardo, né l'esito finale.

Tuttavia, proprio la consapevolezza che ogni cosa è intimamente "tessuta" e "tramata" in quest'ordito - del quale anche la nostra vita è parte - offre un'incredibile possibilità a chi si accinge a guardare ad essa con un senso nuovo: la vita intera ed ogni suo evento, va continuamente ed ininterrottamente "significando", producendo significato instamcabilmente. Ognuno può mettersi alla ricerca del proprio e questa stessa ricerca, questo "modo nuovo" di guardare alla vita, farà sì che in essa non ci sarà mai tempo per annoiarsi...

In quest'ottica, anche la malattia non può che diventare un segnale o un avvertimento: per questo non dobbiamo temerla ma comprenderla.

Il processo terapeutico diviene allora un "cammino di ritorno", la decisione di ripercorrere il sentiero fino al punto che ci ha portato a "separarci" da un parte di noi stessi quella che, ora, proprio attraverso la malattia, richiama la nostra attenzione.

Il recupero della memoria, l'autoascolto, unitamente a criteri e informazioni utili per la comprensione dei meccanismi simbolici e psicoenergetici della malattia, portano il paziente a svolgere un ruolo attivo nel proprio processo di guarigione, senza continuare a "delegare" qualcosa o qualcuno all'esterno da noi.

Con la trasformazione della coscienza, la persona guarisce. I sintomi, che tanto temiamo, molte volte spariscono da soli, semplicemente perché demotivati. Se questo non accade, il processo di guarigione si è comunque instaurato ad altri livelli e qualcosa, anche nel mondo più materiale, sicuramente migliorerà.

I cosiddetti miracoli, secondo questa prospettiva, non sono altro che "salti quantici" della coscienza. Non a tutti è dato raggiungerli, così come è giusto non illudersi in proposito. Non a tutti serve, non per tutti è utile, conseguire un miracolo.

A tutti, invece, è dato compiere "il proprio" miracolo scoprendo, anche nella quotidianità, l'enorme possibilità di comprensione e, di conseguenza, di trasformazione della realtà che ognuno di noi possiede.

Loredana Filippi

pubblicato su www.lifegate.it, il 16 - 4 - 2003