Un orizzonte in cui si incontrano la mente e il cuore.

 

Il corpo parla e racconta molto di sé e delle sue esigenze. Quando non si sente ascoltato, grida e manifesta come malattia la sua richiesta d’attenzione: un messaggio da decodificare per ritrovare l'armonia con noi stessi.


Si pensa, correntemente, che la causa di malattia sia da attribuire a fattori esterni, batteri, microbi, virus, veleni chimici ecc. In verità, questa è una risposta parziale. Infatti, mentre alcuni batteri sono in grado di infettare e far ammalare alcune persone, gli stessi non producono effetti su altre. In base a questa prima riflessione, la malattia può essere affrontata non più come un puro accidente, un disturbo “casuale” e senza significato bensì, piuttosto, come espressione di aspetti repressi o di messaggi inascoltati del nostro intimo. Non bisogna quindi limitarsi a combattere i sintomi: occorre prima di tutto comprenderli.

E' questo lo spirito con cui anche la Medicina dei Significati opera, in opposizione alla tendenza della medicina scientifica ufficiale, il cui rischio principale è quello di non considerare più l'uomo come "un tutto", un'unità inseparabile di corpo e anima, ma un insieme di tanti settori da riparare, a mano a mano che si guastano.

Il nostro corpo, tuttavia, non è ammalato o sano: in lui si manifesta semplicemente il vissuto della nostra psiche. La malattia così intesa non è più, allora, un nemico da sconfiggere ma un messaggero da ascoltare, un “messaggero della coscienza”, che vuole farci notare le nostre intime necessità, i bisogni, i desideri nascosti.

Guarire diventa così un percorso di autocoscienza, di trasformazione, di integrazione di ciò che manca, di comprensione delle carenze e della loro soddisfazione; il “frutto” di tale lavoro sarà di gran lunga superiore e più completo della semplice guarigione dei sintomi i quali, peraltro, giocano così spesso il brutto scherzo di ripresentarsi, magari sotto altra forma, quando non compresi e reintegrati. Se siamo "malati" non siamo quasi mai vittime innocenti di imperfezioni della natura (e, spesso, neppure quando l’evidenza sembrerebbe ammetterlo…) ma complici noi stessi della malattia. Gli agenti esterni (inquinamento, vita malsana e via dicendo...) non sono le vere ed uniche cause dello squilibrio, pur essendo elementi di aggravamento. Possiamo chiamarle, tutt’al più, concause o “cause esterne”. I sintomi patologici, in questa ottica, diventano espressioni fisiche di conflitti interiori: smascherandoli nel loro simbolismo, possiamo identificare la causa centrale che ci impedisce di tornare o restare "in salute". Il sintomo è quindi un "informatore" che interrompe il corso normale della nostra vita e ci costringe ad ascoltare, a dare importanza a ciò che segnala.

Guarire vuol dire tornare sulla strada giusta, su di un percorso che spetta solo a noi costruire giorno per giorno, nel più completo rispetto della nostra autenticità e verso un orizzonte in cui si incontrano la mente ed il cuore.

Loredana Filippi

pubblicato su: www.lifegate.it il 22-6-01