Tante sono le selve oscure che la vita ci pone dinanzi e che, se sviluppiamo un occhio diverso con cui guardare ad esse, prima o poi potremmo addirittura trovarci a ringraziare, come il sommo poeta ci rammenta.
Tuttavia, quando sei immerso nel labirinto della vita, spesso è difficile riconoscere la strada giusta che conduce all’uscita.
La mappa c’è, ma non è sempre visibile ai nostri occhi.
Poiché, dietro le mille giravolte che segnano il nostro cammino, è sempre sotteso un significato nascosto: obiettivi invisibili che ci chiamano ad attraversare la selva.
Sono invisibili poiché noi il più delle volte non li riconosciamo, oppure percepiamo solo come un impulso, che ancora non si connette con la logica cui la nostra mente è avvezza.
Altre volte invece abbiamo ben chiaro dove vogliamo arrivare, ma spesso questa meta non è la stessa che l’anima, nelle sue profondità, in realtà si pone. Oppure le strade sono molte e la ragione non è l’unica parte di noi, che propone la via.
Per questo, il nostro lavoro di umani, consiste innanzitutto nel mantenerci sempre in ascolto e in osservazione di quei piccoli segni o segnali che la vita costantemente semina lungo il tragitto. E li semina proprio perché essa “non è” figlia del caso, che peraltro non può esistere.
Il nostro lavoro di umani consiste, soprattutto, nel decodificare i segni, nel saper unire i puntini e riconoscere la “direzione” che i sassolini sulla strada vanno delineando. Così, l’anima ricorda.
Cerchiamo sempre di aggrapparci a qualcosa, generalmente fuori di noi, che dia significato – e senso, o direzione – al nostro cammino.
Ma troppo spesso restiamo dimentichi del fatto che la direzione della ricerca deve essere interiore.
Ciò che è fuori di noi, il mondo esterno, porta costantemente i suoi segnali, ma è all’anima che spetta ricordare, realizzando che questi, altro non sono che un riflesso di qualcosa che abita nelle profondità del nostro essere.
La mappa dunque si rivela tutta interiore, certamente, ma anche sensibile di proiettarsi all’esterno, rendendo noi “autentici autori” della ricerca e, quindi, della vita.
Decodificare la mappa. Ecco la sfida. E da sempre le stelle tracciano la rotta.
Figlie della mente simbolica, oggi chiamata a rinascere alla nostra coscienza, nuove “costellazioni” ci aiutano a ritrovar la mappa e a leggerla, con occhi dell’anima. Dove il simbolo riconquista il valore di ponte, tra ciò che la ragione realizza e ciò che il cuore concepisce. Regni distinti, che chiedono di essere finalmente ricongiunti e sposati.
Lungi da suggestioni New Age, tali occhi sono collegati al nostro profondo e le neuroscienze hanno rilevato il ponte che li lega ad esso.
Nuovi strumenti offerti alla nostra coscienza, dai tempi che stiamo vivendo. E se, da un lato, abbiamo perduto quelli che gli antichi avevano per natura, dall’altro abbiamo oggi la possibilità di godere di nuovi, che passano attraverso una consapevolezza più ampia. In un universo olografico e frattalico, dove ogni più piccola parte di esso rievoca e narra la storia del mondo, o dell’universo che noi siamo.
Gli antichi lo sapevano. E lo leggevano ovunque. Oggi noi lo riscopriamo, e lo “legittimiamo” attraverso la porta della ragione: non più quella limitata e auto costretta, ma quella più ampia, che rinasce come coscienza consapevole, sensibile di allargare – ben oltre la mente comunemente intesa – il mantello del suo non più consueto orizzonte.
Una consapevolezza che parte dalla ragione, senza misconoscerla, per raggiungere la parte più profonda del nostro essere. Non per naufragare nell’irrazionale, ma per approdare ad una meta-razionalità, forse più nuova, e forse più vera.






